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L'Istituto Ven. A. Luzzago ha come sua sede storica il PALAZZO PROVAGLIO di via A. Monti 14/a Brescia.  Il palazzo venne fatto edificare dalla famiglia Provaglio nella seconda metà del Settecento dall’architetto Antonio Turbino in stile neoclassico.

Nel bombardamento del 4 aprile del 1945 il palazzo venne distrutto quasi completamente. Sono sopravvissuti lo scalone interno a doppia rampa, molto simile allo scalone di Villa Lechi a Montirone, e la Sala d’Ercole. Le statue che ornano la balaustra dello scalone provengono dalla Parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo di Offlaga. Di pregio risultano gli stucchi settecenteschi della volta che racchiudono tre medaglioni affrescati con divinità dell’Olimpo. I sovrapporta sulle finestre al primo piano sono autentici e risalenti al ‘700, quelli sulle porte di ingresso alla Sala d’Ercole sono falsi eseguiti nel 1946.

In seguito al bombardamento il palazzo fu venduto a Don Buratti che vi fondò un collegio maschile, aggiungendovi il portale del XV secolo di proprietà della chiesa di sant’Alessandro. Fallito il tentativo del collegio privato l’iniziativa venne assunta dagli attuali proprietari: i frati minori del vicino convento di San Gaetano che circa una decina di anni fa iniziarono il restauro della Sala d’Ercole, l’unica sala affrescata visibile oggi.

La volta di questa sala è affrescata secondo la tecnica della quadratura che crea un’architettura scenografica cromaticamente vivace che fa da cornice alla scena figurativa centrale. Il basamento dell’architettura prospettica presenta decorazioni a monocromo con bassorilievi che riproducono elementi decorativi floreali e festoni. Al centro di ogni parete ci sono delle balaustre da cui si affacciano figure femminili abbigliate secondo la moda del ‘700 e altre figure maschili che rimandano al mondo classico. Interessanti risultano i particolari iconografici sul lato est del berretto frigio e della bandiera tricolore che si ricollegano al nastro bianco, rosso e verde presente nel medaglione centrale, elementi legati alla stagione rivoluzionaria della repubblica bresciana del 1797 durante l’età napoleonica; questi particolari unitamente ai caratteri stilistici dell’intera decorazione fanno ipotizzare una datazione dell’opera ai primi dell’ ‘800.Sul basamento si innalzano colonne di marmo colorato e pilastri ornati da lesene scanalate e motivi a candelabro di ordine corinzio. La struttura architettonica dipinta si conclude con un fregio a girali di acanto. Nei quattro angoli del fregio sono collocati tondi decorati che rappresentano alcune delle “fatiche” di Ercole: l’Idra di Lerna, Cerbero; il Centauro Folo, Ercole e gli Uccellidel lago Stinfalo.

Al centro l’architettura si apre sul cielo con una specchiatura sagomata. Tra i personaggi si riconosce Ercole con l’attributo iconografico della clava e della veste ricavata dalla pelle di leone. Ai piedi appoggiato all’architettura il leone di Nemea abbattuto nella più famose delle imprese dell’eroe. In alto tra le nuvole si intravede un tempietto circolare da cui si affacciano gli dei dell’Olimpo. Fra di essi una figura femminile in piedi tiene in mano una corona d’alloro e la protende verso l’eroe, gesto che viene replicato sul lato ovest da una figura alata che glorifica Ercole.

Bibliografia
F. Lechi, Le dimore bresciane in cinque secoli di storia, Edizioni di storia bresciana, Brescia, 1974


Prof. sse Alessandra Corna Pellegrini e Paola Trainini